Mv Agusta brutale 800 - Prova

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Mv Agusta brutale 800 - Prova

prova 800

LA PROVA: DAL BAR ALLA MONTAGNA

Lo stereotipo della “Brutale, moto da bar” è duro a morire, e il motivo va ascritto al design inconfondibilmente raffinato e modaiolo che in effetti la rende un bene perfetto per essere esibito in contesti mondani.

 

 

A noi, però, delle prestazioni da aperitivo poco interessa e quindi abbiamo utilizzato la Brutalina sia per gli spostamenti quotidiani in città, che per allegre gite fuoriporta, in cerca di curve da divorare. L’ergonomia della moto è studiata per piloti di taglia medio-piccola; il manubrio è abbastanza vicino al corpo, le pedane sono alte e il busto del pilota è appena piegato in avanti. In sella si siete tutto sommato comodi e sia in città che fuori la posizione di guida non è affatto stancante.

La protettività offerta è pressoché nulla, quindi in autostrada si fatica un po’ a mantenere medie elevate. Poco gratificante la porzione di sella riservata al passeggero: piccola, inclinata in avanti e con solo due feritoie sotto al codone cui aggrapparsi. Questi appigli, oltretutto, hanno la tendenza a raccogliere lo sporco sollevato dal pneumatico che poi finisce sui guanti del passeggero e da lì… dritto sul vostro scintillante serbatoio.

A conti fatti, quindi, la Brutale resta una naked da sparo da usare preferibilmente a solo. Nella guida in città si apprezzano soprattutto il peso ridotto della moto e l’agilità notevole che deriva dal layout ciclistico e motoristico. Per contro il raggio di sterzo è un po’ limitato e quando si deve sgusciare tra le auto incolonnate al semaforo si fatica un po’.

Per l’uso quotidiano il tre cilindri varesino si dimostra fin troppo esuberante e quindi in città abbiamo individuato come mappatura motore ideale quella Rain, che smorza un po’ la vivacità dell’erogazione. Abbandonato il confine metropolitano ci dedichiamo a comprendere meglio la dinamica della Brutale. Si ritrova subito la stessa agilità della versione 675, che permette di affrontare le curve strette e in rapida successione in un baleno. Il setting delle sospensioni è tendenzialmente morbido, ma le possibilità di regolazione permettono di tararle a piacimento adattando la moto alle proprie esigenze.

In questi frangenti abbiamo provato la Brutale con le altre due mappature, preferendo a conti fatti quella Normal perché impostando la Sport è necessario rivedere i setting delle sospensioni per trovare il corretto equilibrio tra il loro comportamento e le sollecitazioni imposte dal motore. Guidando in modo allegro, infatti, la risposta delle sospensioni si fa abbastanza soffice (in particolare quella della forcella) e il cocktail fatto di peso ridotto, interasse corto, baricentro alto ed erogazione vivace, fa diventare la Brutale un mezzo destinato a piloti non di primo pelo.

L’erogazione infatti, pur essendo più piena rispetto al motore 675, resta ancora molto sportiva e quando il tre cilindri inizia a spingere forte, la ruota anteriore non ne vuol sapere di restare a terra. La situazione migliora chiudendo il freno in compressione del mono e quello in estensione della forcella, rendendo meno repentini i trasferimenti di carico in accelerazione. Frenando convenientemente le sospensioni la Brutale diventa più precisa e la guida diventa più divertente e proficua, ma l’impegno richiesto nella guida resta comunque elevato.

JoomShaper